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Anger, Crowley e la "Sympathy for Satan"

Written by  10 Jun 2010
Published in Cinema
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Il cinema sperimentale del grande Kenneth, i suoi legami con l'occulto, che nel '68 affascinava rock star come Mick Jagger e Jimmy Page, fino a Rosemary's Baby e alla tragedia di Bel Air, nel puntuale saggio di Marco Marchetti.
Intro & outro by Mario.

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In un recente saggetto che trovate sul sito di Nocturno, tracciavamo un sintetico e liberissimo percorso della fusione fra "metallo" e "carne" - una fusione cara tanto agli alchimisti antichi quanto ai moderni cyberpunk - attraverso le parallele fusioni e collisioni fra generi della cultura pop: narrativa del fantastico e fumetto, cinema fanta-horror e musica rock, in particolare heavy metal, che da sempre intrattiene un rapporto privilegiato sia con le visioni del fantastico che con le oscure attrazioni dell'occulto che tante copertine e live show hanno animato nel corso dell'ormai 40ennale storia del genere più odiato da conservatori e difensori del "buon gusto".
Un cammino che collegava la musica all'origine letteraria (burroughsiana) del genere, alla rivista di fumetti francese Metal Hurlant, alla sua diramazione americana tuttora attiva (Heavy Metal appunto), al libro di Valerio Evangelisti (Metallo Urlante).

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Proseguiamo il viaggio nell'oscura materia con un ulteriore saggio di Marco Marchetti, che qui di seguito approfondisce con l'usuale profondità i legami del cinema underground di Kenneth Anger (foto a destra) con l'occultismo di Aleister Crowley e Anton LaVey, insieme alla fascinazione che questo mondo esoterico esercitò sulle rock star del "panico '68" come Mick Jagger e Jimmy Page, fino all'influenza che ebbe su un altro regista (Roman Polansy) e sul suo 'maledetto' Rosemary's Baby.

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Lo Stregone di Oz
Buio. Oscurità. Frammenti di colore, macule disordinate, figure inquietanti che emergono dal nulla che le circonda. Un carosello di individui spettrali, il volto verniciato ora di biacca ora di colorazioni surreali, ora ricoperto da maschere e misteriosi camuffamenti degni di uno Schnitzler lisergico. Sono soltanto alcuni dei frammenti di Inauguration of the Pleasure Dome, sulfureo e ai più misconosciuto lavoro di Kenneth Anger, con datazione fissata convenzionalmente al 1954. Il film è un mediometraggio di cui esistono diverse versioni, tutte simili tra di loro ma sempre con quel qualcosa di diverso, cangiante, mutato che rende l’opera la scheggia smerigliata di un puzzle più grande e frammentato.

Ma chi era questo stregone in celluloide che evocava divinità incendiarie, che mescolava con dotta noncuranza i biechi numi infernali dell’Antico Egitto con reminescenze dell’olimpo classico? Spruzzando per giunta il tutto di riferimenti iconografici, forse ancora abbozzati, del tutto fumettistici, ma già saldamente legati all’immaginario diabolico?
Qualcuno lo ricorderà forse per Hollywood Babilonia (1959), un capolavoro di letteratura saggistica diviso in due volumi, in cui i (molti) vizi privati e le (altrettanto molteplici) pubbliche virtù di divi, attori, stelline e stellette venivano messi alla berlina. Indagati e sezionati con il bisturi impietoso della cronaca rosa. Ingranditi e setacciati dallo sguardo disincantato del giornalista di professione.


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Kenneth (nato Anglemayer nel 1927 e sostituitosi il nome con il più anglofono Anger, rabbia, per ragioni che sempre s’è rifiutato di rivelare) il cinema l’ha sempre vissuto in prima persona, tenendosene comunque e paradossalmente ai margini, o perlomeno ai margini del circuito commerciale. L’unica eccezione è data forse da quel Sogno di una notte di una mezza estate di William Dieterle (1935), in cui l’allora bambino prodigio si calava nelle vesti di una fanciulla. Non sempre si raccoglie ciò che si semina, e infatti l’enfant prodige di Hollywood, fattosi grandicello, preferisce trasformarsi nell’enfant terrible dell’underground californiano.

Del 1947 è il suo primo lavoro, Fireworks, un cortometraggio in bianco e nero in cui il giovane regista esplora le proprie pulsioni omosessuali. In una cornice surreale, disincarnata da una costruzione narrativa consequenziale, Anger frulla la lezione delle prime avanguardie, ci aggiunge le proprie ossessioni e costruisce una storia sottile e fumosa, fatta di bei marinai, di masochismo esplicito, di attrazione proibita. Qualcuno storce il naso, Jean Cocteau, quello dell’Orfeo (1949) e di Le sang d’un poète (1930), ne è invece così entusiasta da prendere il giovane Anger sotto la sua ala protettrice.


Anger è però anche un appassionato di occultismo, seguace del mago inglese Aleister Crowley, tanto che nel 1955 si recherà a Cefalù, insieme allo psichiatra Alfred Kinsey (proprio quello del famoso “Rapporto Kinsey” sui costumi sessuali, NdR), per girare un documentario sull’Abbazia di Thelema, la dimora siciliana, ormai in decadenza, in cui il negromante si era ritirato nei primi anni Venti. Quali siano i rapporti tra i due, non è dato di sapere. Crowley morì nel 1947, e pare che Anger non abbia mai preso ufficialmente parte della dottrina da lui fondata perché conosceva bene l’indole parassitaria dell’occultista. Comunque stiano le cose, Anger non ripudierà mai gli insegnamenti del suo maestro spirituale, anzi, cercherà di utilizzare il cinema per diffonderne la parola.


La Cupola del Piacere
Torniamo allora sulla west coast, negli anni Cinquanta. Siamo nel 1953, per la precisione. Anger viene invitato a un party da alcuni amici. È Halloween, l’occasione propizia per i travestimenti e i camuffamenti, tanto più che il titolo dell’evento è, guarda caso, “Come as Your Madness”, cioè pressappoco “presentati seguendo i consigli della tua follia.” Anger ne approfitta e si imbuca alla festa nei panni della dea Ecate. È tutto un tripudio di colori, di suoni, di immagini. La fantasia fervida di Anger si mette al lavoro e da questo fermento iconografico e simbolico nascerà l’anno successivo il già citato Inauguration of the Pleasure Dome.

Il film è in buona sostanza un’opera incomprensibile, avvolta in riferimenti complessi e indecifrabili per i neofiti, danze ritualistiche e misteriosi cerimoniali di stampo pagano. I corpi si muovono in sinuosi balli ritmati, figure ammantate sbucano da tendaggi, volti baluginanti sono appena rischiarati da luci soffuse e pallidi moccoli. Inauguration of the Pleasure Dome è anche un lavorio e un logorio di tecnica, perché la sintassi tradizionale è completamente scardinata. Le immagini si sovrappongono in caotiche dissolvenze, si innestano le une sulle altre, si fanno confuse e stratificate in una quintana di colori sgargianti, suoni, costumi, maschere teriomorfe, incarnazioni di antiche divinità egiziane e indiane. L’ideale sarebbe comunicare una sorta di panica sensazione di fusione tra l’elemento dionisiaco della messa in scena e un montaggio capace di sostenere il ritmo liturgico e criptico del cerimoniale.

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Nonostante queste premesse, il film non è certo lo chef d’oeuvre del regista. Gli intenti sono sì nobili e complessi, ma è proprio da questa complessità e sostanziale incoerenza di fondo che si determina una discrasia tra le possibilità tecnica di realizzazione e la fruizione del prodotto finale. L’effetto generale, per quanto indiscutibile sia l’efficacia di alcune scelte stilistiche, risulta alla fine abbastanza acerbo e in molti tratti grottesco, per non dire stancante e ripetitivo, almeno se analizzato in una prospettiva d’attualità sia tecnica, appunto, che storiografica. Le maschere sono dozzinali, pare di assistere a un balletto assemblato con costumi e scenografie cartooneschi. Persino il diavolo ci fa la sua brutta figura, con quelle dita lunghissime, nient’altro che coni di cartone che accarezzano la bella vestale Marjorie Cameron (nella foto in apertura) più che graffiare la di lei epidermide.

È doveroso però spendere due parole su questa attrice dai capelli rosseggianti e dalla pelle diafana, una specie di eterea presenza nel duplice ruolo di strega e di dea indiana. Una perfetta donna scarlatta, come Crowley aveva l’abitudine di definire tutte le sue amanti. La Cameron era infatti la moglie di Jack Parsons, noto occultista e scienziato, seguace di Crowley e amico di Ron Hubbard, quello di Scientology. Parsons morì in un incidente dopo essere completamente impazzito, anche, sembrerebbe, a causa degli strani rituali di magia sessuale che intercorrevano tra lui, Hubbard e la moglie. Per non parlare del fatto che Hubbard gli aveva anche rubato dei soldi. Ma questa è un’altra storia.


Mr Rabbia & His Satanic Majesty

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Torniamo a Anger. Il 30 aprile 1966, notte di Walpurga, a San Francisco viene fondata la Chiesa di Satana da parte di Anton LaVey. Quest’uomo, che nella sua vita aveva fatto di tutto, dal domatore di leoni in un circo al fotografo criminale per l’FBI, sarebbe anche stato il primo marito di Marilyn Monroe, quando questa faceva la ballerina nei night club. Sarebbe, appunto, il condizionale è d’obbligo perché la versione non è confermata né da fonti ufficiali né da fonti ufficiose, bisogna fidarsi della parola del sacerdote della Chiesa.

Più che di chiesa, sarebbe allora giusto parlare di organizzazione o di associazione culturale legalmente registrata. Su cosa sia il satanismo in LaVey, si potrebbe discutere a lungo, anche perché nessuno ha saputo darne una definizione univoca e precisa. Certo non è satanismo nel senso che noi abitualmente diamo al termine, piuttosto un insieme di dottrine laiciste e libertarie che sostituiscono al Dio cristiano e quindi ai suoi valori, come castità, senso del peccato, continenza e via discorrendo, qualità antitetiche e pulsionali. La Chiesa di Satana sarebbe da questa prospettiva un’esaltazione della Natura, dello spirito primigenio che anima il mondo e la vita. Un culto della persona, della carne, del corpo in contrapposizione alla morale cristiana. Forse.

Comunque sia, tra i fondatori della Chiesa ci sono alcune personalità importanti del mondo culturale e di quello dello spettacolo. Oltre allo stesso Anger, ricordiamo gli scrittori Fritz Leiber Jr, Anthony Boucher e August Derleth, per non parlare dell’attrice Jayne Mansfield (è lei la bonazza discinta sulla copertina di Hollywood Babilonia). La lista potrebbe continuare fino a tempi più recenti e vanterebbe tra l’altro presenze musicali del calibro di Marilyn Manson e King Diamond.

Solo gli autentici horror-maniaci sanno, però, che i rapporti tra cinema e Chiesa di Satana non finiscono qui. Anzi, è proprio da questo momento che si infittiscono. Tanto per cominciare, LaVey comparirà in qualche film, e generalmente nella parte del diavolo. Nella fattispecie, reciterà nel primo film con John Travolta, The Devil’s Rain, del 1975, sempre accanto a grossi calibri come William Shatner e Ida Lupino. Questo per quanto riguarda il circuito ufficiale.

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La prima comparsata la fa infatti proprio in un film di Anger, Invocation of My Demon Brother. Nel 1966, anno di fondazione della Chiesa, Anger si trasferisce nel centro di San Francisco e va alla ricerca di un attore che possa interpretare la parte di Lucifero nel suo nuovo progetto, Lucifer Rising, il film ideale per celebrare l’eone di Horus (divinità egizia che in seguito Enki Bilal metterà al centro del suo graphic novel Trilogia Nikopol, da cui il film da lui diretto Immortal Ad Vitam, NdR), un’era nascente, punto fisso della filosofia di Crowley.

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La scelta cade su Bobby Beausoleil, un musicista del tempo libero che fonderà addirittura un gruppo, The Magic Powerhouse of Oz, per registrare la colonna sonora del film. Tra i due c’è grande intesa, le riprese cominciano, ma non tutto va come dovrebbe andare. Gran parte del materiale girato scompare misteriosamente, e Anger accusa Beausoleil di averlo trafugato. Non si sa come siano andate realmente le cose, perché c’è chi vocifera che il furto sia stato inscenato dallo stesso regista per giustificare ai produttori la mancanza di fondi con cui continuare il film. Fatto sta che Beausoleil la prende male, e decide di lasciare. Lo ritroveremo nel giro di pochi anni, in carcere. Ma andiamo con ordine.


Sympathy for the Devils
Anger è furente per la situazione. Così, in una mossa tipicamente, appunto, angeriana, l’occultista decide di pubblicare un ironico necrologio di se stesso sul Village Voice. L’evocatore di demoni e magiche divinità vuole cambiare vita, voltare pagina, come spesso succede in conseguenza di periodi di forte stress emotivo. Lo fa inaugurando un viaggio in Inghilterra, dove diventerà immediatamente amico di Mick Jagger e Keith Richards.

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I musicisti dei Rolling Stones lo prendono subito in simpatia, com’è logico aspettarsi, anche perché non dobbiamo dimenticare che lo stesso Jagger era molto vicino agli insegnamenti di Crowley. Morale della favola, Jagger compone la musica non di Lucifer Rising, di cui non sono rimaste che le ossa, ma del progetto di ripiego che nasce sì dalle ceneri di questo film ma che si sviluppa in modo completamente diverso. Stiamo allora parlando di Invocation of My Demon Brother (1969), in parte realizzato con gli scampoli di Lucifer Rising e in parte con materiale inedito. Tra gli attori gli stessi Jagger e Keith Richards, il redivivo Beausoleil nella parte non accreditata di Lucifero, nonché Anton LaVey nelle immancabili vesti di Satana. A guidare i lavori è un esaltato Kenneth Anger, un Faust maledetto e invasato che, tutto ricoperto d’orpelli e di sacrali abiti talari, gesticola come un tarantolato ed evoca oscure potenze infernali.


Il risultato è sicuramente conforme alle aspettative. Tanto per cominciare, viene abbandonata l’aura di voluta e forzata ieraticità che aveva contraddistinto Inauguration of the Pleasure Dome. La musica inquietante di Mick Jagger, un’oscura litania in crescendo che esplode nella parte finale, accompagna come un metafisico orgasmo cinematografico il delirio del santone Anger, che con la sua bacchetta magica, il suo corredo esoterico di simboli, gesti ed oggetti incantati, si fa mago (o stregone) di Oz, nonché negromante di entità sepolte dall’oblio. Immerso in una scenografia scarna, dove il rosso domina a tratti sul nero, inglobandolo, infettandolo, un Anger spiritato, subissato da un incoercibile senso di onnipotenza, su tutto domina e comanda. E infine ecco LaVey, in tuta nera e corna finte sulla capoccia, col suo bel mantello (un po’ carnevalesco, a dire il vero) e un medaglione al collo. Le dissolvenze esplodono, le immagini si mescolano, si avviluppano in un alchemico amplesso iconografico. Anger regge un vessillo con la svastica e brucia le pagine di un libro, la musica ipnotica che come una marcia militare assorda e assilla. Volti sfaccettati, l’occhio di Horus che si sdoppia, si frammenta, si centuplica fino a perdere di senso, fino a ridursi a immagine sfumata e rossastra.

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Lucifer Rising
era però un progetto troppo importante perché Anger lo abbandonasse. Così il regista ci riprova, questa volta con successo. La sua nuova musa ispiratrice è l’attrice e cantante Marianne Faithfull, compagna di Jagger e tra l’altro pure parente alla lontana di quel Leopold von Sacher-Masoch viennese, autore di Venere in pelliccia (1870) oltre che responsabile dell’eponima psicopatologia (e indirettamente di una valanga di film, fumetti etc., NdR).
Anzi, sarà proprio la Faithfull a fare pressioni su Jagger affinché questi accetti di recitare la parte di Lucifero. Il cantante degli Stones si rifiuta e propone il fratello Chris. Anger accetta, pure a malincuore, e Chris Jagger vestirà i panni dell’uomo con la tunica gialla. La Faithfull farà la parte della diabolica Lilith e ci sarà pure spazio per Jimmy Page dei Led Zeppelin, stando all’imdb “the man holding stella of revelation”.


Stairway to Hell?
I rapporti con Page sono complessi e non si riducono giusto a una particina.
Tutto comincia nei primissimi anni Settanta, quando Anger, col ghiotto boccone di quindicimila sterline della British National Film Finance Corporation, parte insieme al cast per la Germania e per l’Egitto, onde girare alcune parti del film.
In questo periodo conosce Jimmy Page, appassionato di occultismo e seguace pure lui di Aleister Crowley. Talmente appassionato da comprare la casa sulle sponde del lago di Loch Ness, in Scozia, della Grande Bestia To Mega Therion (appellativo che Crowley usava per definirsi, usato nell’85 dai Celtic Frost per intitolare il loro album con in copertina il dipinto Satan I di HR Giger, vedi foto, la cui opera è la più completa sintesi di cyber, biomeccanico, occultismo e surrealismo, s/f e puro orrore nell’arte contemporanea, NdR).

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Page era un bel tipo, perché s’era convinto che la dimora fosse infestata da un fantasma decapitato, e chiese appunto aiuto a Anger per rimediare al danno. Il regista americano, a quanto pare, era più fuori del cantante degli Zeppelin, perché corse subito in suo aiuto, armato forse non di turibolo e acqua santa, ma di bacchette magiche e di sillabario esoterico.


Non si sa se l’esorcismo andò a buon fine, ma senz’altro i rapporti tra i due non ne escono bene. Infatti Anger chiede a Page di comporre la colonna sonora di Lucifer Rising, il quale acconsente entusiasta, salvo poi non produrre null’altro che una litania inascoltabile di venticinque minuti. Tutta colpa della Bianca Signora, a quanto pare, e questo basta a spezzare la corda già tirata. Sì, perché l’affermazione di natura più chimica che alchemica scatena le gelosie di Charlotte, la moglie di Page, che sbatte letteralmente il povero Anger fuori di casa. Il quale, per inciso, si vendica indicendo una conferenza stampa durante la quale lancia un anatema ai danni dell’ex-collaboratore.


Qui ritorna Bobby Beausoleil. Nomen omen, se non per il fatto che il Bel Sole era in prigione già da qualche anno. Bobby era un ragazzaccio che dopo la rottura con il suo mentore si cacciò in un brutto guaio a base di droga, sesso e omicidi. Stiamo parlando della Famiglia Manson, di cui Beausoleil divenne un seguace. Qui le versioni divergono, perché da una parte ci sarebbe un contenzioso legato allo spaccio di mescalina, dall’altra una questione di faide interne, potere e controllo mentale e psicologico esercitato dal guru Manson. Chi ci capisce qualcosa è bravo.

In ogni caso, Beausoleil si procura o si procurerebbe della droga tagliata male da Gary Hinman, un musicista del sottobosco underground di quegli anni. La rivende (o rivenderebbe) a un gruppo di motociclisti i quali, dopo un trippaccio alla Easy Rider, lo prendono per la collottola e fanno valere le proprie ragioni di clienti soddisfatti o rimborsati. Ovviamente Beusoleil non ha i soldi per risarcire il danno, pertanto si rivale su Hinman. Il quale, come da copione, non vuol cacciare un centesimo. Beausoleil va in panico e così insieme a un paio di amici, Susan Atkins e Mary Brunner, sequestra Hinman, lo lega, lo imbavaglia e telefona a Manson per il da farsi. Manson preferisce risolvere la cosa nel modo più pratico, e così ordina al suo gregario di ammazzare il poveraccio. Detto fatto. Ciliegina sulla torta, Beausoleil imbratta il muro con la scritta “political piggy”, utilizzando ovviamente il sangue della vittima. Siamo nel luglio del 1969, un mese prima del massacro Tate-LaBianca.

 


La Bestia, i Bambini e la Nuova Era
Così, Beausoleil va in prigione, ma Susan Atkins non ancora. Sarà lei una delle stragiste dei prossimi fatti di sangue, avvenuti tra il nove e il dieci di agosto, due giorni dopo l’arresto di Beausoleil. Gli altri fanatici della combriccola sono Charles Watson, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. E questa è storia.

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Bisognerebbe aggiungere giusto un paio di dati. La Atkins gravitava, prima che nell’orbita Manson, in quella della Chiesa di Satana. Inoltre Sharon Tate era la moglie (incinta) di Roman Polanski, che avrebbe usufruito dei servigi di Anton LaVey per la scena satanica di Rosemary’s Baby (nel quale la Tate si ritagliò una particina non accreditata tra le comparse al party dei Woodhouse, vedi foto a lato).

Anzi, parrebbe pure che lo stesso alto prelato della Church os Satan abbia recitato la parte del diavolo sul set, nell’immagine subliminale che appare per qualche secondo durante lo stupro di Mia Farrow. Nonostante molti manuali la riportino come un dato di fatto, la faccenda non avrebbe alcun fondamento, anche se LaVey e la sua corte di streghe e stregoni parteciparono alla prima del film. In realtà Satana fu interpretato da Clay Tanner, e stando al sito ufficiale della Chiesa di Satana, oggi ancora attiva, LaVey non avrebbe mai avuto nessun contatto con Polanski. Sarà.

{mosimage} Comunque, nel 1972 Beausoleil era in galera. Dal momento che Page era fuori gioco, a Anger non restò che riappacificarsi con il musicista assassino, riproponendogli di ultimare la colonna sonora del nuovo Lucifer Rising. A dir la verità, il film era finito già da un pezzo, ma Anger lo ritoccò più volte nel corso degli anni Settanta, e sarà solo nel 1979 che il regista assemblerà l’accompagnamento musicale definitivo, terminato dall’ex-amico e compagno d’armi in una cella del carcere di Los Angeles.

Lucifer Rising è un’opera indefinibile e indefinita, fatta di magia, esoterismo, richiami all’antica tradizione occulta e religiosa. Lo scenario è l’Egitto desertico e faraonico, un non-luogo sacro e luminoso in cui si muovono le divinità tombali Iside (Myriam Gibril) e Osiride (Donald Cammel), astri nascenti di una nuova era. Il ritmo è più lento, calibrato, la costruzione sintattica, per quanto spezzata e ritorta, abbandona gli eccessi semantici dei precedenti lavori, l’ingarbugliamento lessicale, la mancanza di coerenza, di una sequenzialità espressiva logica e predeterminata. Sia chiaro che il lavoro mantiene comunque l’oscurità degli altri tasselli, ma il montaggio si fa meno ostico, il ritmo ponderato, la musica di Beausoleil, con i suoi suoni storti ma melodici, accompagna immagini monumentali e sacre. Dal risveglio del mago (lo stesso Anger), al sacrificio, alla violenza, alla rinascita. Gli dei annunciano l’eone nascente, dall’Egitto a Stonehenge, il messaggio ricorre, esplode, rimbomba universale.

Difficile dare un’interpretazione dell’opera angeriana. In bilico tra paganesimo, negromanzia, rituali primitivi, che affondano le radici nelle terre d’oriente e nelle brume anglosassoni, il suo cinema è un esempio lampante, ancora vivente e vitale, di totale fusione tra arte e vita, tra idealismo e realismo. Una perla preziosa, magica appunto, da conservare gelosamente.

D’altronde, come diceva l’amico Cocteau, il cinema è una menzogna che dice la verità. E se Anger è un bugiardo, ha mentito davvero bene.


Marco Marchetti

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The End
Verità o menzogne... concetti molto sfuggenti quando ci si spinge nell'infido lato oscuro.
Ma, se Marco ci ha detto riccamente delle seminali opere filmiche del 'dannato' Anger, va detto che il periodo in cui anche gli Stones sentirono "simpatia per il diavolo" è stato sicuramente anche l'apice del loro cammino musicale: psichedelia, orientalismi a base di sitar accanto al classico blues "del diavolo", loop elettronici e dilatazioni quasi pikfloydiane, una ricchezza sonora come quella sciorinata tra il '67 e i primi '70 Jagger e soci non l'hanno più raggiunta.

Lo testimoniano la recente ristampa arricchita del classico "Exile on Main Street" e, se lo recuperate (non si trova tanto in giro), anche la colonna sonora di quella piccola gemma cinerock che è il Performance di Nicolas Roeg (1972), interpretato e musicato da Jagger, insieme Jack Nitzche, Ry Cooder e la loro piccola cerchia.
Anni avanti la futura colonna sonora di Paris Texas del medesimo Cooder, che a tratti ne sembra una citazione.

Il diavolo lascia segni duraturi anche in musica...

MG

Last modified on Monday, 14 June 2010 17:01
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