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La Migliore Offerta di Tornatore

Written by  08 Jan 2013
Published in Cinema
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Davide Stanzione recensisce il nuovo film "esistenzial-meta-artistico" del regista siciliano con cast internazionale. Un thriller metafisico sul rapporto fra arte e passioni 'reali'.

 


 

La migliore offerta si inscrive agilmente tra i titoli più squisitamente autoriali della filmografia di Tornatore, incanalandosi su una linea di pensiero filmico che muove soprattutto da titoli come “L’uomo delle stelle” e “Una pura formalità” più che dagli eccessi smaniosi (qui comunque presenti in qualche ridondanza stilistica) di “Baaria” e de “La leggenda del pianista sull’Oceano”.

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Nonostante le pastoie espressive di una magniloquenza che ritorna come gabbia e come tranello pressoché fisso nel cinema tornatoriano, alla costante ricerca di un “effetto” spesso e volentieri confinante con la retorica del culto dell’immagine, si respira nitidamente l’odore di zolfo dei suoi temi più cari. Anzitutto, l’ossessione tattile e appassionata per l’arte come specchio diretto del grande amore del regista per il cinema: in fondo, dai brandelli di pellicola di “Nuovo Cinema Paradiso” agli ingranaggi dell’automa di Jacques de Vaucanson ritrovati qui a poco a poco il passo è breve, e in tema di robot riesumati non può non tornare in mente un grande recente film “cineamorevole” come “Hugo Cabret” di Martin Scorsese.

E poi l’insistenza sul voyeuristico guardare dalla fessura, che rimanda direttamente a “Malèna” ma anche alla brillante definizione di Gianni Canova, il quale in una raccolta di recensioni abbastanza recente sugli ultimi 10 anni di cinema italiano (Cinemania, 2010, Marsilio) ha definito “iconofagi” tutti i personaggi di Tornatore; senza tuttavia dimenticare neanche quel tanto di sé che Tornatore riversa in ogni suo personaggio: il Virgil Oldman di Geoffrey Rush è irascibile, geloso delle sue proprietà, permaloso quasi quanto Tornatore e quasi come ogni buon siciliano. Oltretutto è decisamente un personaggio ombroso e un solitario, perfino superstizioso in conformità con angoli risaputi della personalità dello stesso Peppuccio, che non inizia mai a girare nei giorni dispari, giusto per dirne una.

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La migliore offerta è dal canto suo un film assolutamente stratificato, in grado di riflettere in modo non banale sull’arte come falso in cui si va a instillare il germe della verità (il falsario che non resiste alla tentazione di inserire qualcosa di “suo” nella copia conforme), probabilmente allo stesso modo in cui una certa, particolare e cerebrale forma di bellezza può essere ritrovata nelle imposture e nei mezzi patinati con cui il regista siciliano è solito infarcire il suo cinema. Una volta giunti a questa consapevolezza si perdona molto, compresi gli snodi forzatissimi che contraddistinguono tanto le psicologie dei personaggi quanto i colpi di scena, in virtù di una più grande visione d’insieme in cui l’ingranaggio oltre che oggetto è anche simbolo e mezzo espressivo.

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A sormontare e coronare il tutto una “morale” magari didascalica ma di sicuro tutt’altro che banale: la vita inganna, l’arte no. Con la consapevolezza che l’amore per una donna, sublimato, idealizzato, angelicato, è in grado di tradire e di far male molto più dell’amore per l’arte, congelato da un controllo manuale e prensile e di gran lunga più facile da tenere sotto controllo, nonostante si tratti in entrambi i casi di due forme di passione diverse ma parimenti brucianti, travolgenti e ossessionanti.

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Il finale, lunare e inquietante, culmina in un vortice espressivo ben più affastellato del resto del film ma al contempo lenisce il mesto pessimismo di fondo con un’apertura speranzosa e insperata verso il futuro.
Più che un thriller esangue, La migliore offerta è un mélo di esondante passione con delle punte comunque molto flebili di nero compositivo, tutto sommato lontanissime dall’anima sordida e infernale di “Una pura formalità”.

Dietro la confezione algida, in fondo manierata e tutta mentale, il cuore pulsante del cinema di Tornatore e delle sue fondamentali spinte motrici alla lunga emerge e lo si riscopre a battere. Ma quanta fatica.

Davide Stanzione

Last modified on Thursday, 10 January 2013 12:33
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