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Di fuoco e di ghiaccio PDF Print E-mail
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Friday, 18 September 2009
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Di fuoco e di ghiaccio
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L'odissea interminabile di un ladro di anime che muore senza mai morire veramente.
Un Ebreo Errante abitato dalle tragedie di tutti coloro cui ha rubato la vita per reincarnarsi, fino alla fine del mondo.
Racconto di Antonio Cotroneo

Di fuoco e di ghiaccio

“And who shall I say is calling?”
(Leonard Cohen, “Who by Fire”)


Sono nato lungo l’Eufrate, in un villaggio senza nome molto a nord di Uruk.
Per noi era “il Villaggio” e noi eravamo “il Popolo”; gli altri erano semplicemente “gli Altri”, anche se vivevano a pochissima distanza da noi.

Quando io nacqui, figlio di un contadino, Uruk era forse soltanto un pugno di sporche case d’argilla, e Gilgamesh solo un mucchio di atomi non ancora aggregati.
Forse, perché vi capitai solo molto più tardi, tantissime vite dopo, quindi non posso saperlo con certezza.
Ma non importa.
Ho visto troppe cose per essere ancora curioso, sono colmo di nozioni, fatti, gioie e dolori che per la maggior parte non sono neppure miei e che premono su quel che resta di ciò che ero in origine.
Fanno male, questi ricordi, fanno male le urla delle persone che un tempo furono e che io ho sfrattato, persone che adesso gridano la loro rabbia nel mio – nel loro – cervello e nella mia anima, alcuni ormai da millenni. Gridano senza mai fermarsi, è una babele di voci che mi insultano in una babele di lingue, che mi maledicono, che mi augurano la morte.

La morte, già. Come se fosse facile.

Quante volte sono morto? Non lo so più, ormai.
Di morte naturale, di ferite, di malattia, annegato, bruciato, impiccato, fucilato…le ho provate tutte, ma ritorno sempre, ed è sempre un trauma come la prima volta.

Ero il figlio di un contadino, la prima volta.
Divenni contadino anch’io e morii sui campi ancora giovane, per mano di sbandati di passaggio. Se voglio, posso di nuovo provare il dolore atroce di quando le loro spade mi spaccarono il cuore e le carni. Devo solo cercare quel ricordo sotto tutti gli altri, e a volte lo faccio, quando ho bisogno di far tacere le voci nella mia testa.
Il dolore le azzittisce, è chiaro che possono sentire il mio come io sento il loro.
Morii con il terrore degli inferi: cosa avrei trovato dall’altra parte?

Nulla.

Non c’è niente, dall’altra parte - dalla mia parte, almeno - anche se ho dovuto attendere qualche altra morte per scoprirlo.
Quella volta, infatti, ritornai subito, nel corpo di un soldato: un essere spregevole, che aveva goduto nel torturare e uccidere e saccheggiare.
Lo presi che era assediato da gente che gliel’aveva giurata, che voleva vendicarsi, e io ero impaurito, sconvolto, disorientato e sentivo il suo terrore per la trappola in cui era caduto. Non capivo dove fossi finito, non sentivo un corpo attorno a me perché la sua volontà era ancora la più forte, era come se stessi nuotando in un oceano di melassa, cercando di arrivare a riva, e lui mi tenesse al largo con la forza della sua furia, mentre continuava a battersi contro i suoi assalitori.
Ma non poteva vincere, anche se lo avessi voluto – e allora non lo volevo.
Fu come liberarsi da un’imbracatura, come essere slegati dopo giorni di costrizione: un po’ di dolore e poi ebbi il controllo completo del suo corpo, che ormai era il mio, mentre lui divenne il primo della schiera di quelli che urlano nel caos della mia mente.
Durò poco, i suoi nemici erano troppi e le loro spade fecero scempio del nostro corpo.

Ci ritrovammo in un pescatore, chissà dove lungo la costa. Stava morendo anche lui, era molto anziano e mi scambiò per il suo dio, senza poter sentire il soldato; loro, quelli ai quali rubo l’esistenza, si accorgono di me ma non degli altri che mi porto dietro, né gli altri sembrano accorgersi dei nuovi arrivati.
Dopo il pescatore ci furono altri e altre, molti altri e molte altre, e ogni volta è andata sempre nello stesso modo: li ho derubati dei loro corpi, di tutti i loro ricordi e del loro futuro, dando loro in cambio l’immortalità e morendo subito dopo per ritrovarmi ancora in un altro corpo.
E il perché di tutto questo ancora mi sfugge.




Last Updated ( Friday, 18 September 2009 )
 
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