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Cave, un mito che "giovineggia"?

Written by  26 Nov 2013
Published in Musica
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Tiziana Scala recensisce il concerto di Nick Cave & the Bad Seeds a Monaco: un’esibizione meno infuocata di quanto ci si aspetti da un grande rock’n’roll animal quale l’Australiano è da sempre.

 


Nick Cave – un nostro mito sin dai tardi anni ’80, che ci auguriamo non abbia bisogno di ulteriori presentazioni per voi lettori postumani – si accinge ad invadere l’Italia ancora una volta con i suoi Bad Seeds, per due concerti (il 28 novembre all’Alcatraz di Milano e il 29 novembre al Paladozza di Bologna) che chiuderanno il tour europeo che promuove l’ultimo album Push The Sky Away (cover a destra). 

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L’amica Tiziana, sua fan da una vita, da autentica groupie dell’Australiano, debutta sul sito con questa appassionata recensione a caldo del suo concerto allo Zenith Club di Monaco del 21 novembre scorso.

 

 


Diciamo subito le cose come stanno: per me un concerto di Nick Cave (e la sottoscritta è al quarantasettesimo live della Mala Semente, non so se mi spiego!) o lo si vede davanti alla transenna, oppure non è cosa. Per stare alla transenna, devi necessariamente presentarti sul luogo parecchio tempo prima: se "comandi" la fila (cioè se sei tra i primi in coda), allora la transenna è assicurata. Altrimenti, stare in fila serve a poco perché saresti comunque nelle retrovie.

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A Monaco il purgatorio era ancor meno “confortevole", nel senso che faceva un freddo becco... la stessa sorte che ci toccherà a Milano, temo. Fortunatamente, la condivido con un ventitreenne italiano al suo primo concerto di Nick (tenero!) e lo “adotto” all’istante. Pagato il dazio, eccomi là, appiccicata all’ambita transenna a far scorrere il tempo e a volerlo contemporaneamente in qualche modo fermare.

Con puntualità tutta tedesca, alle 20 si materializza sul palco il supporter Shilpa Ray per un set di sola voce e harmonium, che alla fine sinceramente annoia un pochino: si capisce chiaramente dove vuole andare a parare, ma Nico e il suo harmonium erano decisamente un’altra cosa.

Poi, d’un tratto, tutto cambia: la luce diventa azzurrina ed ecco i Bad Seeds guadagnare il palco. Ed eccolo, eccolo qua Nick CaveThe Fabolous – come fosse la prima volta!

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Inizio soft con WE NO WHO U R, che mi pare renda molto più dal vivo che su disco, seguita da JUBILEE STREET. Poi il tuono di TUPELO irrompe, fragoroso e ci porta Nick direttamente in equilibrio sulla transenna dove – sostenuto dal pubblico (come vedete dalla foto a lato, ripresa al concerto di Praga, NdR) – ormai passa non dico tutti i concerti, ma quasi…. con i Bad Seeds relegati sullo sfondo dove, ahime, resteranno per quasi tutto il tempo.

Il concerto prosegue con una raffica di hit che più hit non si può: RED RIGHT HAND, THE WEEPING SONG, FROM HER TO ETERNITY, WEST COUNTRY GIRL (con in mezzo, un po’ smarrita, MERMAIDS). E qui si apre il capitolo “scaletta sempre uguale”: ovviamente, sono tutti grandi pezzi che non ti stancheresti mai di ascoltare, però – con a disposizione un repertorio come quello che ha distillato lui in oltre 30 anni di carriera – io ne saprei indicare altrettanti e altrettanto irrinunciabili… ma tant’è: il capo è lui e non si discute.

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A questo punto The Singer deve riprendere fiato ed ecco GOD IS IN THE HOUSE/INTO MY ARMS, quest’ultima accompagnata da toccante coro del pubblico. Il bluesettone di HIGGS BOSON BLUES prepara il terreno per una tellurica THE MERCY SEAT, eseguita in una versione quasi fedele all’originale: al solito, questo è il pezzo che mi rimane di più nel cuore, perché non c’è volta che non sia stata resa strepitosa. Mentre STAGGER LEE, la mia “sensual song”, stavolta risulta un po’ buttata lì.

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PUSH THE SKY AWAY
– un po’ penalizzata invece dal violinista Warren Ellis che, alle prese con l’organetto, sbaglia l’introduzione (del resto, cosa volete aspettarvi da uno che si reca ad un concerto come vedete nella foto a sinistra?! ...Che peraltro proviene dalla data di Vienne, NdR) – chiude la prima parte del concerto, un po’ meno magicamente di quanto non fosse andata a Parigi qualche mese fa.

Ma non passa che qualche minuto ed eccoli di nuovo sul palco con WE REAL COOL, seguita da una “svogliata” DO YOU LOVE ME: una grande canzone (eponima d’un grande album, NdR) che purtroppo, dal vivo, non riesce mai come dovrebbe.
Una ripresa in verità breve perché subito dopo DEANNA chiude il concerto. Di DEANNA si sa tutto ormai, ma a fine concerto e con il fiato corto è quasi impossibile che renda al meglio, ma tant’è!

Per la cronaca, la set list è stata cambiata parecchio in “corso d’opera” rispetto a quanto previsto. Peccato per Sad Waters e soprattutto per Abattoir Blues, che personalmente adoro. Pericolo scampato invece per Papa Wont Leave you Henry: per come sono andate le cose sarebbe successo il finimondo con Nick che invece di camminare (letteralmente) sulle spalle delle persone avrebbe camminato direttamente sulle nostre teste! Mi immagino cosa potrebbe succedere a Milano o a Bologna, se invece il martello di Henry’s Dream dovesse essere in scaletta. Come dice un’amica mia, “sembrano trasferte di calcio”.

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In conclusione, che dire? Decisamente, non il migliore concerto della mia lunga “carriera caveana” e prova tutto sommato meno convincente di quella di febbraio al Trianon di Parigi, dove Re Inkiostro aveva presentato tutto l’ultimo album. La mia impressione è che Nick in questi ultimi anni voglia agganciare un pubblico più giovane e quindi i suoi concerti vanno nella direzione di una maggiore “vitalità” ed “energia”. Carica che, peraltro, ha sempre caratterizzato le sue apparizioni live ma in un modo diverso, più “introspettivo” più “oscuro”: qui c’è fragore (che però non stordisce), c’è sudore (ma non c’è “sangue”), c’è stupore (ma non c’è “dolore”): insomma ci troviamo illuminati da una luce sfavillante senza neanche un’ombra di quelle che eravamo soliti trovare nell’Australiano.

Ad ogni modo, per fortuna abbiamo ancora davanti a noi le date del tour italiano e io non vedo l’ora di potermi contraddire su tutto, ma proprio su tutto! Perché l’”Inkiostro” scorrerà ancora, e speriamo ancor più “sanguigno”, come ci si aspetta dall’ultimo grande maudit della storia del rock.


Tiziana Scala



PS: Posthuman ringrazia Tiziana e l’aspetta per nuove missioni. Per quanto riguarda le foto che illustrano il suo articolo, segnaliamo che provengono dalla pagina FaceBook della band e sono relative al tour attuale, ma NON sono state scattate a Monaco.
Last modified on Tuesday, 26 November 2013 16:38
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