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Blade runner: androidi e il senso dell'umano

Written by  04 Jan 2007
Published in Riflessioni
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Blade Runner è uno dei film più famosi a lanciare il tema dell'androide "replicante". Un androide più forte di un umano, intelligente come (e forse anche più di) un ingegnere genetico che ne è stato l'artefice. Esternamente questi androidi sono indistinguibili dall'uomo. Da qui la possibilità di utilizzare attori, che li impersonano sullo schermo, ricordiamoli: Rick Deckard cioè Harrison Ford, il gelido Roy Batty al secolo Rutger Hauer, la bella Rachel cioè Sean Young ed infine Pris la sirena Daryl Hannah. Il film è firmato da Ridley Scott, uscito nelle sale nel 1982 è diventato un cult movie con gli anni.

La trama è molto semplice: Il poliziotto Deckard (Harrison Ford), già agente dell'unità speciale Blade Runner, viene forzatamente richiamato in servizio per "terminare" gli androidi modello nexus 6. Questi androidi son davvero ben progettati e vengono impiegati per lavori forzati nelle colonie dell'extramondo (off-world) sostituendo la forza lavoro degli umani.

Il problema nasce dal fatto che questi robot vengono progressivamente sostituiti ogni 4 anni e ad un certo punto alcuni di questi, quasi impazziti dall'idea della morte decidono di ribellarsi e tornare sulla terra per cambiare il loro destino.

Ecco l'idea narrativa di Scott. Il conflitto tra il poliziotto seccato di avere questa grana e la causa in fondo giusta degli androidi.

Il film ha innescato dibattiti sul diritto dell'uomo (leggete: BLADE RUNNER. EL DERECHO, GUARDIÁN DE LA DIFERENCIA Javier de Lucas - Editorial Tirant Lo Blanch) la questione dell'immigrazione, il femminismo e udite udite i diritti dei robot. Vuol dire che il film possedeva una carica metaforica molto forte.

Il film è ambientato in una los angeles degradata e globalizzata, a tratti quasi Hong Kong, infatti grandi pubblicità asiatiche sui palazzi, a tratti la solita Los Angeles.

Ma che succede nel film? I replicanti, capitanati da Roy Batty (Rutger Hauer) cercano infatti di introdursi nella fabbrica dove sono stati prodotti, nella speranza di riuscire a modificare la loro imminente "data di termine".

Nel frattempo Deckard si innamora della bellissima replicante Rachel (Sean Young). E il poliziotto stesso comincia a nutrire dei forti dubbi sul senso della sua missione. Ma i suoi superiori lo ricattano in qualche modo.
Dalle indagini pian piano Harrison Ford risale al nascondiglio dei nexus 6 e lì la battaglia finale ha inizio.

L'androide Roy mette in scena una battaglia per sopravvivere alla morte già persa in partenza, harrison ford, semplicemente non può soccombere lui è lì come paladino della forza creatice dell'umano e come creatore torna a distruggere ciò che ha creato.

Di qui il rovesciamento, l'androide con i suoi desideri è molto più umano dell'umano Deckard. La sfida impossibile di Roy, è la nostra sfida di uomini, con la data di scadenza assicurata. Nessuno di loro sa esattamente quando accadrà la "terminazione". Nemmeno noi d'altra parte conosciamo la data della nostra morte. E come Roy vorremmo confrontarci faccia a faccia con il creatore, magari per trovare una soluzione diversa all'infame destino.

Ma tant'è l'androide non puoi sottrarsi al suo destino. Ecco, quindi, la bellissima scena sotto la pioggia della morte di Roy.
Qui Ridley Scott consacra la questione aperta del senso della vita e dell'umano.
La scena è intensissima, Deckard con la mano malandata è sospeso nel vuoto, piagnucola, aggrappato ad un cornicione bagnato, le forze gli stanno mancando, sopra di lui Roy può finirlo in un secondo.
Roy per un attimo assapora la possibilità della vittoria, di ribaltare il suo destino, sconfiggendo l'angelo della sua morte Deckard che viene a giustiziare la sua ribellione, allora attende solo un attimo prima di ucciderlo e dice: "Bella esperienza vivere nel terrore vero? In questo consiste essere uno schiavo."

Il poliziotto è allo stremo, molla la presa... mah che succede? Con un riflesso fulmineo, Roy acchiappa il nostro Harrison e lo tira sù per il polso. Roy, non è un assassino. Il nostro androide è davvero più umano degli umani. E non può che difendere la sua causa, la sua dignità il suo diritto alla vita e alla morte. Capisce che non può vincere contro la morte. E le frasi di culto proseguono: "Io ne ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B, balenare nel buio alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo... come lacrime (singhiozza amaro e poi quasi sorride) nella pioggia... è tempo di morire", guarda harrison e abbassa il capo, il termine è giunto, muore si disattiva.

Il losco figuro che aveva incaricato Deckard di terminarli, infatti ricompare sentenziando che il suo lavoro è finito e ricordandogli che lei, l'ultimo androide rimasto vivo, non potrà sopravvivere. Che può fare il nostro caro angelo della morte innamorato? Tornare indietro e cercare di salvare l'ultimo androide di cui si è innamorato, la nostra rachael. Ma il tempo della fine giungerà anche per lei. A Deckard non rimane che amarla nel frattempo.

Last modified on Tuesday, 16 January 2007 23:55
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